Sintomi del cancro al seno: autovalutazione

sintomi del cancro al seno

Prima di parlare di iniziali sintomi del cancro al seno, vogliamo specificare che ogni caso è a se: un sospetto può essere tale per te, ma non per un medico specialista. Oltre questo contenuto informativo, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

Caratteristiche della mammella

Il seno è formato da un agglomerato di ghiandole e tessuto adiposo posto tra la pelle e la parete del torace. Un primo insieme di questi due componenti crea una struttura detta lobulo, che tra di loro, a sua volta, creano un lobo. In un seno vi sono tra 15 a 20 lobi. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori (o lattiferi).
Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne.
Ciò significa che hanno la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere i tessuti circostanti e, col tempo, anche gli altri organi del corpo. In teoria si possono formare tumori da tutti i tipi di tessuti del seno, ma i più frequenti nascono dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti.

Sintomi del cancro al seno: i primi campanelli d’allarme

Tra i sintomi del cancro al seno  più comuni c’è la presenza di un nodulo mammario di consistenza fibrosa e dura, ben riconoscibile alla palpazione (anche se non tutti i noduli sono maligni, è importante segnalarli prontamente al tuo medico). Perdite da un solo capezzolo, un suo rientro o alterazioni della pelle sopra il seno (pelle a buccia di arancia) e cambiamenti di forma della mammella, rappresentano altri possibili sintomi del cancro al seno. Cerca, quindi,  gli eventuali noduli palpabili o addirittura visibili, anche se in genere questi sono segni di una forma tumorale già avanzata e non di una forma identificata in fase precoce, quando è più facile da curare. La metà dei casi di tumore del seno si presenta nella zona superiore ed esterna della mammella.
In genere le forme iniziali di tumore del seno sono silenti e non provocano dolori. Studi effettuati su più di mille donne con dolore al seno hanno affermato che solo l’ 1% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,5% erano presenti lesioni benigne (come le cisti) e nel resto dei casi non vi era alcuna lesione.
Il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo mestruale.

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Diagnosi

Il cancro del seno viene diagnosticato con la mammografia e l’ecografia mammaria: la scelta di quale dei due esami utilizzare dipende dall’età, anche se nella maggior parte dei casi si utilizzano entrambi. In alcuni casi specifici (per esempio di fronte a mammelle molto dense ) è possibile ricorrere anche alla risonanza magnetica.
L’eventuale identificazione di noduli o formazioni sospette porta in genere il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita direttamente in sala operatoria o in ambulatorio con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo che consente un esame citologico o microistologico.

La possibile cura

Quasi tutte le donne con un tumore del seno, indipendentemente dallo stadio, subiscono un intervento chirurgico per rimuovere il tessuto malato, seguito da una radioterapia, che ha lo scopo di proteggere la restante ghiandola mammaria sia dal rischio di recidiva locale, sia dalla comparsa di una nuova neoplasia mammaria.
Durante l’intervento il chirurgo può anche procedere ad asportare i linfonodi dell’ascella. Per sapere se questi sono coinvolti si usa la tecnica del linfonodo sentinella, cioè si identifica il linfonodo che drena la linfa dall’area dove è situato il tumore. Se all’analisi al microscopio il linfonodo sentinella risulta privo di cellule tumorali o ne presenta un piccolissimo aggregato (micro metastasi), non si toccano gli altri, altrimenti si procede allo svuotamento del cavo ascellare, cioè alla rimozione di tutti i linfonodi ascellari.

Forme più avanzate di cancro vengono trattate con l’asportazione dell’intero seno, secondo una tecnica chiamata mastectomia radicale modificata, che prevede l’asportazione della ghiandola, del linfonodo sentinella e/o di tutti i linfonodi sotto l’ascella, purtroppo a volte di parte o di tutto il muscolo pettorale e spesso anche della pelle sovrastante. La zona areolare viene protetta con una dose di radioterapia mirata che può essere erogata direttamente in sala operatoria nei giorni successivi.
Sia con la chirurgia conservativa e sia nel caso di mastectomia si procede alla ricostruzione del seno: in poche situazioni, se la donna deve sottoporsi a radioterapia, si tende ad aspettare la fine della terapia, che può interferire con la cicatrizzazione, altrimenti si procede alla plastica del seno nel corso dell’intervento stesso.
Dopo l’intervento chirurgico un’accurata valutazione istologica e biologica è di routine per decidere le terapie mediche precauzionali per ridurre al minimo il rischio che la malattia possa colpire altri organi (metastasi a distanza).
Per questa ragione alla maggior parte delle pazienti viene proposta una terapia con farmaci anticancro.
Vengono utilizzati anche altri farmaci con la stessa funzione, chiamati inibitori delle aromatasi, per ora riservati alle donne che sono già in menopausa. Il tumore viene esaminato dall’anatomo patologo anche per individuare la presenza di un recettore chiamato HER-2/neu.

Fattori di rischio e prevenzione

Sono diversi i fattori di rischio per il cancro al seno, anche se solo alcuni di essi sono prevenibili.
Più del 75% dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 45 anni.
La familiarità : circa il 5% delle donne con tumore al seno ha più di un familiare malato (soprattutto nei casi di giovani donne).
Vi sono anche alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore: sono il BRCA1 e il BRCA2. Le mutazioni di questi geni sono responsabili del 50 percento circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell’ovaio.
Le alterazioni del seno, le cisti e i fibroadenomi che si possono rilevare con un esame del seno non aumentano il rischio di cancro. Sono invece da tenere sotto controllo i seni che alle prime mammografie dimostrano un tessuto molto denso o addirittura una forma benigna di crescita cellulare chiamata iperplasia del seno.
Anche l’obesità e il fumo hanno effetti negativi.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato l’utilità di una dieta particolare nella prevenzione delle ricadute del cancro del seno in donne già colpite. Ora si sta valutando l’utilità della stessa dieta nella prevenzione primaria, ovvero in chi non ha ancora sviluppato la malattia. Alla base di questa alimentazione c’è un apporto elevato di fitoestrogeni (ormoni vegetali simili agli estrogeni femminili che sono contenuti principalmente nella soia e nei suoi derivati, ma anche nelle alghe, nei semi di lino, nel cavolo, nei legumi, nei frutti di bosco, nei cereali integrali). Inoltre vanno limitati gli zuccheri raffinati, che hanno l’effetto di innalzare l’insulina nel sangue e quindi di indurre il diabete, a favore di zuccheri grezzi e di amidi.
Si consiglia di consumare molte crucifere (rape, senape, rucola, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, ravanelli, cavolo) perché agiscono in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni.
Infine è bene privilegiare il pesce rispetto alle altre proteine animali, accompagnato da grandi quantità di fibre (attraverso il consumo di frutta, cereali, verdura, legumi). Da limitare l’apporto di latticini e uova, tenendo però d’occhio la quantità totale di calcio, per prevenire l’osteoporosi.

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